giovedì 25 giugno 2015

NGF, ALCOL E GRAVIDANZA: ANCHE IL PAPÀ METTE A RISCHIO IL FETO

Non più solo le mamme. Da oggi a rinunciare all’alcol dovranno essere anche i futuri papà. Le abitudini alcoliche dei padri nel mirino di un nuovo studio italiano. Si rischiano danni al cervello del bambino. Non solo. La propensione all’abuso si trasmetterebbe da padre a figlio.


Pregnant

In previsione di una gravidanza, anche gli uomini dovrebbero limitare al massimo il consumo di alcol. L’avvertimento proviene dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) che, in collaborazione con il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio, diretto da Mauro Ceccanti, ha condotto un interessante studio, pubblicato su Addiction Biology.

Il consumo di alcol da parte del papà, prima del concepimento, può compromettere lo sviluppo del feto e del bambino. I principali rischi sono a livello cerebrale. Dallo studio emerge che l’alcol può interferire con il fattore di crescita nervoso (Ngf), noto per essere una proteina di fondamentale importanza per la costituzione dei circuiti neuronali.

Il fattore di crescita nervoso stimola l’accrescimento e il differenziamento cellulare. Attraverso l’inibizione di un programma di morte, presente nel DNA di ogni cellula, e denominato “apoptosi”, garantisce inoltre la sopravvivenza dei neuroni e permette la formazione delle reti nervose.

“Secondo i dati del nostro esperimento, l’esposizione paterna prenatale ad alcol è in grado di influenzare lo sviluppo dei piccoli e in particolare il corretto funzionamento delle cellule del sistema nervoso centrale”, spiega Marco Fiore, ricercatore dell’Ibcn-Cnr e coordinatore dello studio insieme al collega d’Istituto Roberto Coccurello. “In particolare, l’alcol inciderebbe sul fattore Ngf, scoperto da Rita Levi-Montalcini più di cinquant’anni anni fa e che le è valso il premio Nobel per la medicina nel 1986, elemento chiave per la sopravvivenza e la funzionalità di diverse popolazioni cellulari neuronali e non neuronali, e sul Bdnf, coinvolto prevalentemente nella fisiopatologia cerebrale. Questi due fattori assieme costituiscono degli indicatori chiave del danno indotto dall’intossicazione da alcol”.

Incidendo sul fattore Ngf e su altre molecole simili, chiamate neurotrofine, di grande importanza per lo sviluppo prenatale e postnatale, l’alcol può provocare nel feto seri danni da intossicazione. I meccanismi saranno presto approfonditi.

“Sicuramente l’alcol influenza il Dna paterno: direttamente tramite mutazioni, oppure indirettamente tramite meccanismi epigenetici. Sono aspetti ancora in fase di studio”, precisa Fiore.

L’esperimento è stato condotto somministrando al topino maschio bianco di laboratorio l’equivalente di alcol corrispondente, nell’uomo adulto, a un consumo cronico pluriennale. I topini sono stati fatti poi accoppiare con delle femmine che non avevano assunto alcol.

“I risultati hanno inoltre dimostrato che l’esposizione paterna è in grado di indurre nei figli una maggiore sensibilità agli effetti gratificanti dell’alcol, che potrebbe determinare nella vita adulta un maggior rischio di abuso di questa sostanza”, conclude Coccurello dell’Ibcn-Cnr. “Anche per questo aspetto è possibile osservare una trasmissione transgenerazionale del consumo di alcol attraverso meccanismi epigenetici che indagheremo nelle prossime ricerche”.

Per la prima volta, quindi, uno studio rivela che anche le abitudini alcoliche dei padri prima del concepimento possono incidere sull’esito della gravidanza e sulla salute del feto e del bambino. Inoltre, gli abusi paterni indurrebbero nel figlio adulto il rischio di assumere comportamenti analoghi. Insomma: futuri papà, niente alcol.

 Flavia Tartaglia 

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