martedì 17 giugno 2014

CRISTINA CATTANEO E LA SCIENZA CHE SPIEGA L'IGNOTO

Il volto umano della scienza

Cristina Cattaneo (Labanof)
Un’afosa sera di prima estate. Un breve colloquio telefonico. Una voce cristallina e cordiale; un linguaggio semplice, ma di grande fascino, tradisce tenacia e passione.
E’ la voce di Cristina Cattaneo, eccellente professionista; spessore culturale e scientifico sorprendente.
E’ l’antropologa forense più conosciuta d’Italia, la scienziata che ha contribuito a risolvere molti casi di cronaca nera. Proprio in questi giorni , il suo costante lavoro ha portato all’individuazione ed al fermo del presunto carnefice della piccola Yara Gambirasio, la bambina di Brembate. Un’ inchiesta complessa , durata oltre tre anni.

Il suo laboratorio di Milano, il Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense )è un punto di riferimento per le Procure d’Italia e per l’Europa.

Parliamo di effetto CSI", di spettacolarizzazione, di banalizzazione televisiva delle scienze investigative forensi. Il tono è perentorio: programmi nocivi, ledono l’immagine dei professionisti.
Il popolo dei salotti televisivi non ha idea del tipo di lavoro e dei suoi tempi. È necessario incrociare un insieme di informazioni cliniche, anatomopatologiche, ossee, balistiche. Le indagini richiedono mesi , a volte non si arriva a niente e bisogna ricominciare, ammette la professoressa Cattaneo con un velo di amarezza.



Certo, la scienza non offre risposte immediate né verità assolute, ma soltanto asserzioni sempre confutabili e sempre verificabili: Certezze provvisorie, è il titolo di un suo libro del 2010.

La nostra scienziata non risparmia una frecciatina ai magistrati che ritengono che i casi si possano risolvere in quattro mosse, quando, invece, occorrono tempi lunghissimi per una ricostruzione.

Magistrati e giornalisti sono “male educati”, afferma la Cattaneo, sottolineando la necessità di incrementare l’aspetto didattico e agevolare anche la diffusione della conoscenza  delle tecniche di laboratorio.

“Svolgere la sua professione in Italia è più difficile che altrove? La risposta è decisa: i metodi di indagine in Italia non hanno nulla da invidiare a quelli di altri Paesi, anzi i giovani, che desiderano intraprendere questi studi, possono acquisire ottime competenze nelle nostre Facoltà di Medicina.

Proprio gli studi di Medicina, in particolare Medicina Legale, raccomanda la nostra scienziata, come base fondamentale e ineludibile per approdare a questa professione. Il medico legale, infatti, in itinere, durante l’indagine sceglierà le figure di appoggio delle quali avvalersi.

Una domanda che tocca il mondo interiore di questa straordinaria donna: l’influenza di questo lavoro sul modo di concepire il senso della vita e quello della morte. La risposta è serena e sicura: nulla è cambiato anche se la continua presenza del male e della violenza logora. Strazianti sono i colloqui con i familiari delle vittime.
Si intuisce che il lavoro della Cattaneo non è svolto solo sui morti, ma anche sui vivi. La fine di una ricerca sarà sicuramente avvertita come un grande conforto, una catarsi, una rivincita sulla morte.
Ha mai considerato la vita e la morte un mero incidente biologico?”  La risposta vacilla, traspaiono dubbio, incertezza e, soprattutto, ricerca, “certezze provvisorie”, ancora una volta.

Ecco che la donna e la scienziata coincidono, le figure si sovrappongono.
I limiti , dunque, non sono sconfitte, ma stimoli a seguire altre strade di ricerca.
Emotività ed entusiasmo sono un grande patrimonio interiore che deve essere posto a servizio di chi aspetta, anche per anni, delle risposte.
Grazie, professoressa Cattaneo, volto umano della scienza.


Piera Denaro

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