giovedì 6 febbraio 2014

BESOS PORTA LA STAMPA 3D AL SERVIZIO DELLA BIOINGEGNERIA

La stampante 3D trova nuovi megafoni per gridare alla sua efficienza.

Luigi F. Cerfeda
Avvolta da un bagliore improvviso, il gioiellino economico e camaleontico continua ad incassare consensi. 

E ora, la macchina a tre dimensioni ha preteso il suo diritto di precedenza all’interno del progetto “Besos”, acronimo di Bio Engineering Systems for Open Society, a firma di Luigi Francesco Cerfeda, ingegnere biomedico.


Trabocca di novità l’idea fiorita durante la preparazione della tesi di laurea, con lo scopo di fornire gli strumenti per realizzare sistemi di Natural User Interface (NUI) che permettano di interagire con i dispositivi elettronici di uso quotidiano (pc, telefonini…) attraverso segnali bioelettrici, imput che provengono direttamente dal sistema nervoso di ognuno di noi.  

Via mouse e tastiere, il computer esegue quello che il corpo gli suggerisce. 

Cerfeda  ha utilizzato la stampante per ideare la parte meccanica del progetto, ossia besosCAP, un caschetto per la disposizione sullo scalpo di elettrodi capaci di acquisire il segnale EEG. «Senza stampanti 3D BESOS CAP non sarebbe stato prodotto e probabilmente neanche “immaginato”», ammette l’ingegnere, con puntigliosa potenza.

Le ragioni? Sulla testata di divulgazione scientifica Gravità Zero e sul blog.zoo3d.it l'intervista di Marina Dimattia a Luigi Francesco Cerfeda.



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