venerdì 17 gennaio 2014

DONNE: KYENGE, IN ITALIA PERMANGONO FORTI DISPARITÀ DI GENERE

Al centro Piera Levi-Montalcini -  penultima a destra il ministro Kyenge

«Secondo lo Human Development Report del 1997 redatto dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, non c'è nessun paese che tratti le donne in maniera paritaria agli uomini: da allora qualche passo è stato fatto, ma, in futuro, ci aspetta ancora molto lavoro dal punto di vista del cambiamento culturale e delle politiche integrate di genere perché tale equiparazione sia resa effettiva». 

Lo ha sottolineato la ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge intervenendo alla Farnesina alla IV Conferenza della Fondazione Rita Levi-Montalcini, dal titolo "L'istruzione delle donne africane: questione di genere e motore dello sviluppo". 

«La ricerca ‘Global Gender Gap’ 2012 del World Economic Forum, situa ancora l’Italia al 101esimo posto su 135 paesi per la parità tra uomo e donna sul posto di lavoro e in merito alle differenze di salario. Allo stato attuale permangono forti disparità di genere: non sono ancora garantite piene tutele, non sono diffuse garanzie d’inserimento nei ruoli apicali o di mantenimento dello status occupazionale, non c’è parità di salario fra i ruoli maschili e femminili, attualmente, poi, la crisi economica sta rivelando un sempre maggiore disuguaglianza che fa emergere sacche di nuove povertà in cui le donne sono forse le prime ad essere colpite». 

La Kyenge si è soffermata in particolare sul ruolo dell'istruzione nel percorso di emancipazione femminile e di sviluppo di un Paese, a partire da quelli africani. «L’aumento dell’istruzione per le donne è “di per sé” un indicatore di miglioramento della condizione femminile poiché mina le discriminazioni nei loro confronti».

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