mercoledì 24 ottobre 2012

Alzheimer: recuperare la memoria è possibile

SCOPERTO IL MECCANISMO CON CUI IL FATTORE DI CRESCITA NERVOSO (NGF) CONSENTE IL RECUPERO DI FUNZIONI DELLA MEMORIA

Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's disease, dimostra che è possibile ripristinare la neuroplasticità delle cellule dell'ippocampo, regione del cervello in cui i ricordi vengono elaborati e 'conservati'

L'utilizzo adeguato del fattore di crescita nervosa può consentire al cervello di recuperare le capacità di memoria perdute, con il ripristino delle funzioni ad esse connesse in termini di pensiero, comportamento e abilità nello svolgere le attività quotidiane. Lo rivela uno studio scientifico coordinato dal Dr. Marcello D'Amelio, Docente di Fisiologia Umana presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal Prof. Robert Nisticò, Associato di Farmacologia presso l'Università della Calabria, pubblicato sul Journal of Alzheimer's disease.

Questa scoperta, per ora ottenuta su modelli animali, promette ricadute importanti dal punto di vista della cura dei disturbi della memoria, in particolare quelli legati al morbo di Alzheimer, la più comune causa di demenza nel mondo.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato, nel 2010, la presenza di 36,5 milioni di persone nel mondo affette da una qualche forma di demenza, con 7,7 milioni di malati ogni anno: in pratica, un nuovo caso ogni 4 secondi. Per questo, ha richiamato tutti i Paesi membri a considerare questa patologia come una priorità mondiale di salute pubblica, specialmente tenendo conto dell'allungamento dell'aspettativa di vita globale e considerato il fatto che tali patologie colpiscono già oggi 1 persona su 8 oltre i 65 anni, per arrivare al 40% degli over 85. Attualmente, i costi legati a queste malattie sono enormi, innanzitutto dal punto di vista economico, con una spesa sanitaria pubblica mondiale annua pari a 604 miliardi di dollari. Il prezzo più alto, tuttavia, viene pagato sotto il profilo sociale, poiché i malati di demenza vivono molti anni dopo l'insorgenza dei primi sintomi e necessitano di cura e attenzioni particolari e crescenti, soprattutto da parte dei familiari.

In Italia, dove ancora non esiste uno specifico Piano Nazionale per questo tipo di patologie, si stima che le persone colpite da questi disturbi siano oltre un milione, di cui 600mila circa con Alzheimer.

Per questo, il lavoro, frutto della collaborazione tra Università Campus Bio-Medico di Roma, Università della Calabria, Fondazione Santa Lucia, CNR, Ebri e Università di Tor Vergata assume una portata potenzialmente assai rilevante.

"Abbiamo dimostrato – spiega il Dr. D'Amelio – che il Nerve Grow Factor (NGF), ovvero il fattore di crescita nervosa scoperto 60 anni fa dal Premio Nobel Rita Levi-Montalcini, ha un ruolo determinante nel modulare la neuroplasticità, cioè la capacità di attivarsi delle sinapsi cerebrali situate nell'ippocampo, regione del cervello molto importante per la formazione della memoria".
"Le nostre ricerche sperimentali – aggiunge il Prof. Nisticò – hanno confermato, sia dal punto di vista elettrofisiologico che molecolare, che un cervello in tutto simile a quello umano che presenti alterazioni nel meccanismo grazie al quale i neuroni comunicano tra loro può recuperare in modo sorprendente questa funzionalità attraverso la somministrazione del fattore di crescita nervoso. Ciò, crediamo, schiuderà ora le porte a nuovi studi, che dovranno verificare l'efficacia di tale trattamento direttamente sul cervello umano".
La scoperta del meccanismo che sta alla base dell'azione neuroprotettiva del NGF, è un tassello significativo nel percorso che la Scienza ha intrapreso alla ricerca di strumenti terapeutici efficaci nel frenare o bloccare il declino cognitivo e la perdita di memoria, in particolare nei casi di pazienti affetti da malattia di Alzheimer.

Fonte: unicampus

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